De Bruyne apre il libro Napoli: “Con Allegri è più semplice, Conte era rigido”
Kevin De Bruyne fa il punto sul suo primo periodo al Napoli. Il centrocampista belga, arrivato in azzurro dopo la lunga esperienza al Manchester City, ha tracciato un primo bilancio da protagonista della squadra partenopea. Sul tavolo la convivenza con i grandi talenti dell’organico, il rapporto con Massimiliano Allegri, il ricordo di Antonio Conte e la voglia di incidere a 35 anni, dopo un’annata frenata per quattro mesi da un infortunio.
Sul cosiddetto sistema dei “Fab Four” e sulla convivenza dei giocatori tecnicamente più forti nello stesso undici la posizione è netta: non gli interessa il dibattito, gli interessa giocare. Ha spiegato di aver vestito la maglia di squadre piene di grandi calciatori e di non capire perché quelli bravi non debbano scendere in campo insieme. A volte funziona, a volte no, ha ammesso, ma per lui il ragionamento vale con o senza ali, con o senza terzini. Il resto è materia per chi ama inventare storie e polemiche.
Il rapporto con Allegri e il ricordo di Conte
C’è spazio anche per il confronto tra i due tecnici che ne hanno accompagnato l’avventura italiana. Con Allegri, ha detto, tutto sembra più semplice al Napoli. Un giudizio che arriva da un giocatore abituato ai palcoscenici più esigenti d’Europa. Sul suo predecessore in panchina il tono cambia: Conte viene descritto come rigido, aggettivo che negli spogliatoi di alto livello pesa.
Nessun proclama sullo scudetto, ma la voglia di vincere ancora è la stessa di sempre. E si è tradotta subito in campo: il gol segnato al Genoa nell’ultimo turno di Serie A è il numero 199 della sua carriera. Un traguardo che ammette di non aver monitorato, ma che dice di essere felice di raggiungere dopo diciotto anni di calcio giocato.
Il caso Vasquez e il saluto in napoletano
Sul contatto con Vasquez che ha acceso le discussioni dopo Genoa-Napoli, De Bruyne non si sottrae. La lettura è cinquanta e cinquanta, dipende dall’angolazione. Dalla sua prospettiva stava arrivando da un lato e il difensore gli è venuto incontro. Comunque la si voglia vedere, ha confessato di essere rimasto un po’ sorpreso, ma di considerare tutto parte del gioco. Il resto, per lui, non conta.
Capitolo tifosi. Il saluto in napoletano al Centenario è stato apprezzato dal pubblico, ma il belga smorza gli entusiasmi sulle sue capacità linguistiche. Non parla il napoletano, ha ammesso, e fatica anche con l’italiano: ci prova con i compagni e commette parecchi errori, però qualcosa comincia a capire e nelle riunioni riesce a seguire la maggior parte dei concetti. Studiare la lingua in modo sistematico, per ora, non rientra nei suoi piani: ha una famiglia, tre figli e un anno complicato alle spalle, con quattro mesi di stop per l’infortunio che gli hanno cambiato il ritmo della quotidianità.
Da lì passa la riflessione più personale. Al ritiro, nel momento dello stop, non ha pensato. Ma ammette che ora il pensiero al futuro fa parte del quadro: i figli non sono più piccolissimi e le decisioni sulla prossima fase della carriera cominciano a pesare. Nulla di anomalo, ha precisato, per un giocatore a 35 anni. Ora testa al prossimo turno di campionato, con il gol numero 200 in carriera nel mirino.
Foto: Bryan Berlin / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)