Berrettini ko all’esordio a Montreal: Navone passa in tre set
Rientro complicato per Matteo Berrettini, fuori al primo turno del Masters 1000 di Montreal contro l’argentino Mariano Navone. Un match spezzato due volte dalla pioggia, con il romano mai a proprio agio sul cemento canadese: sensazioni sbagliate con la palla, dodici palle break sprecate nel primo set e un solo parziale portato a casa. Debutto amaro in vista di Cincinnati, tappa che ora diventa il banco di prova per ritrovare ritmo.
La chiave della sconfitta, come raccontato dallo stesso Berrettini nel dopo partita, sta nel rapporto complicato con le condizioni di gioco. “Non un granché. Non sono riuscito ad ambientarmi bene alle condizioni, non avevo un buon feeling con la palla”, ha spiegato il romano, che ha comunque riconosciuto una reazione dopo la seconda interruzione: “La terza volta che sono entrato, secondo me avevo un’energia diversa: sono riuscito a lottare, a restare lì, nonostante non mi sentissi comodo quando giocavo”.
Il rammarico resta il primo set. Dodici palle break costruite contro un giocatore solido ma non devastante al servizio, e una sola trasformata: bottino troppo magro per indirizzare la partita. “Alcune volte ho sbagliato la risposta, altre volte la profondità”, ha ammesso l’azzurro. “Il fatto di non essere riuscito a brekkarlo spesso, nonostante poi mi sia ritrovato tante volte a rispondere, vuol dire che anche il feeling da fondocampo non era dei migliori”. Navone, giocatore roccioso e ordinato, ha retto l’urto e ha punito Berrettini nei momenti chiave.
C’è anche il capitolo fisico. Durante il match il romano si è toccato più volte il fianco, un dettaglio che non è passato inosservato. “Purtroppo nei giorni precedenti al torneo un pochino di fastidio l’ho sentito”, ha riconosciuto, senza trasformarlo in alibi. “È un corpo che è stato usato parecchio e quindi ogni tanto mi arrivano dei fastidi che sono più difficili da gestire mentalmente che fisicamente, perché poi alla fine la mia partita l’ho giocata”. Il servizio, arma storica del romano, non ha girato al massimo dei giri ma ha risposto quando serviva.
Rifiutata l’ipotesi di aggiungere il doppio in tabellone per accumulare minuti in campo. La scelta di Berrettini è netta: giocare solo quando lo stimolo è pieno, non usare le partite come allenamento. “Se gioco il doppio è perché voglio provare a giocarlo seriamente”, ha chiarito. “L’idea era quella di giocare il singolo e vedere come andava”. Ora qualche giorno di recupero, poi il Masters 1000 di Cincinnati: un cemento che il romano storicamente conosce meglio.
Foto: Vbrunophotog / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)