“Dopo Parigi è stata dura”: Sinner racconta il suo secondo Wimbledon
Il secondo titolo consecutivo ai Championships pesa più di un semplice trofeo in bacheca. Jannik Sinner lo ha ribadito in conferenza stampa dopo il trionfo sull’erba londinese, raccontando un percorso interiore cominciato tra le ceneri della finale persa al Roland Garros e chiuso con il secondo trofeo consecutivo sull’erba.
Il peso di Parigi e la rinascita sull’erba
Il tennista altoatesino non nasconde quanto sia stata complicata la fase successiva alla sconfitta parigina. “Per me questa vittoria significa molto perché è stata dura dopo Parigi. Anche l’anno scorso è stato difficile”, ha ammesso il numero uno del ranking. Un passaggio in cui il campione azzurro ha scelto di non arroccarsi sull’analisi del ko, preparando invece il terreno per il torneo londinese: “Venendo qui, ho cercato di mettermi nella migliore posizione possibile per essere il più competitivo possibile”.
Ogni Slam, dice, è una storia a parte. Ambiente diverso, sensazioni diverse, avvicinamento diverso. Ed è proprio questa la lettura che dà del suo ultimo mese: un nuovo capitolo, non un riscatto, con la consapevolezza che il tennis di vertice si costruisce settimana per settimana, non partita per partita.
Una crescita partita per partita
Il punto su cui insiste di più è la curva di rendimento nell’arco delle due settimane. “Sono migliorato nel corso dell’intero torneo. Se si guarda alla mia prestazione nelle prime due o tre partite e poi a come ho concluso il torneo, si nota una crescita costante”, ha spiegato. Un miglioramento cercato, quasi programmato: “Era proprio quello di cui avevo bisogno. Cercavo questo miglioramento, un miglioramento da parte mia come giocatore. E ci siamo riusciti”.
C’è poi la prospettiva con cui il numero uno inquadra i suoi cinque Slam. “Non si può parlare di fallimento se non si vince un Grande Slam. Sono giorni davvero rari. Io ne ho vinti cinque in tutta la mia vita. Parliamo di cinque Grandi Slam, ma alla fine dei conti sono solo cinque giorni tra tanti altri”. Una lettura che ridimensiona la retorica del trionfo e alza invece il valore della continuità sui restanti undici mesi di stagione.
Il palco reale e il gesto dei bambini
Nel racconto post-match c’è spazio anche per l’incontro con la famiglia reale britannica, che ha seguito la finale dal Royal Box. Un momento vissuto con un pizzico di imbarazzo: “Non so mai dove sia il limite”, ha ammesso il campione azzurro. Ma anche con la sensazione di trovarsi davanti a veri appassionati: “Si vede proprio quanto amino questo sport. È esattamente la stessa sensazione che proviamo noi giocatori in campo quando li vediamo guardare una partita di tennis”.
Sinner ha raccontato di aver chiesto ai bambini presenti se continuassero a giocare a tennis. La risposta positiva lo ha colpito: “Sono molto contenti, sì, giocano ancora. Abbiamo fatto una brevissima chiacchierata. Il fatto che si prendano anche il tempo di parlare con me è davvero una cosa molto bella”. E ha aggiunto un dettaglio che fotografa bene lo spirito del Centre Court: “Avere tutto il palco reale lì, tutte le persone che restano per una partita come questa per circa quattro ore, è fantastico”.
Con il quinto Slam in bacheca e la doppietta londinese in tasca, ora testa alla parte americana della stagione. Il cemento nordamericano dirà quanto quella crescita costruita mattone su mattone sui prati di Church Road sia trasferibile sul cemento.
(Immagine generata da AI per Stakesports.com)