Da 3-1 a 3-4: tre corner affondano la Roma col Real
La Roma ha avuto la partita in mano per gran parte della serata e l’ha persa nel giro di pochi minuti. All’Olimpico, contro il Real Madrid, i giallorossi erano avanti 3-1 prima di subire tre reti nel finale e chiudere sul 3-4. Tutte e tre le marcature madridiste nel tratto decisivo sono arrivate da calcio d’angolo, l’ultima dai piedi di Rudiger, un ex.
Il primo tempo aveva raccontato un’altra storia. La squadra di Gasperini ha prodotto gioco, occasioni e personalità, ma è rientrata negli spogliatoi per effetto della rete di Mbappé. Un bottino magro rispetto a quanto costruito: la Roma avrebbe dovuto chiudere la prima frazione almeno in vantaggio. Dall’altra parte si vedevano undici campioni scollegati, in attesa che uno di loro risolvesse i problemi da solo. Ed è andata esattamente così.
La fascia destra e l’apatia di Vinicius
C’era una porzione di campo che il Real ha lasciato alla Roma fin dal fischio d’inizio: il versante destro dell’attacco giallorosso, dove Soulé e Wesley hanno messo in difficoltà Cucurella e l’intera retroguardia spagnola. Vinicius, in una delle versioni più opache da quando indossa la maglia bianca, non è mai tornato a dare una mano al terzino e non ha offerto in cambio il suo repertorio offensivo. Su quella corsia la Roma ha spadroneggiato fino a quando Mourinho non ha deciso di toglierlo dal campo: da lì è partita la svolta.
I cambi, i due gol di Malen e il crollo sui corner
Gasperini ha dovuto convivere con un’emergenza progressiva. Un’ora senza il centrocampo titolare, poi fuori Dybala per un problema muscolare, Mancini perché ammonito, Soulé perché non stava bene, infine Hermoso per inserire Koulierakis. Sostituzioni forse necessarie, che però hanno abbassato il livello fisico e tecnico della squadra. L’uscita di un centrocampista potente come Koné si è sentita, anche se l’atteggiamento non è cambiato: il Real continuava a saltare il proprio centrocampo con i lanci lunghi di Courtois.
Senza Koné e senza Dybala, cioè senza la massima potenza e la massima qualità, la Roma ha comunque trovato la doppietta di Malen. Poi si è chiusa, ha perso metri e soprattutto le posizioni sui calci d’angolo avversari. Mourinho, capito che il ritorno all’Olimpico iniziato con l’abbraccio della Sud rischiava di finire con una sconfitta pesante, ha mandato in campo il meglio che aveva in panchina: fuori Vinicius, dentro Endrick. E il meglio del Real, in quel momento, era molto più del meglio della Roma. La differenza di qualità individuale ha ribaltato un risultato che sembrava chiuso.
Il bilancio della seconda giornata di Champions per le italiane è netto: zero punti sui 12 a disposizione, quattro sconfitte e 14 gol incassati in due serate. Alla Roma resta una partita persa negli ultimi minuti, sui dettagli delle palle inattive.
Foto: Haitham Almasari / Pexels