Foto: Zafer / Wikimedia Commons (CC BY 4.0)

“Lasciare la Roma mi ha fatto male”: Mourinho torna all’Olimpico

José Mourinho torna all’Olimpico da avversario e non prova a nascondere il peso dell’appuntamento. Il tecnico portoghese, oggi alla guida del Real Madrid, ha ammesso quanto gli sia costato chiudere l’esperienza in giallorosso: “Tu sai quanto mi ha fatto male al cuore dover lasciare la Roma”. Una frase che basta a spiegare il clima attorno alla sfida tra i capitolini e i blancos.

Il ritorno a Madrid è nato al contrario rispetto al copione abituale del mercato degli allenatori. “Di solito si parte dal contatto e poi iniziano i rumours”, ha spiegato il portoghese: nel suo caso le voci sono arrivate prima di qualsiasi conversazione. Allenava il Benfica, un club che definisce speciale, a dieci minuti da casa, condizione che non gli capitava da vent’anni, e pensava di restare per tutta la durata del contratto triennale. Il Real intanto aveva già cambiato allenatore a metà stagione, con l’ingresso di Arbeloa, ma nessuno lo aveva contattato.

Il legame con il club spagnolo non si era mai interrotto: “Il mio rapporto con il Real è nato tredici anni fa. Siamo rimasti in contatto anche dopo che me ne sono andato. C’è amicizia, siamo legatissimi”. E sul periodo di Carlo Ancelotti sulla panchina madrilena nessuna ambiguità: “Carlo sapeva che gli sono amico e del mio legame col presidente Florentino, non aveva niente da temere”.

Dal Benfica al Real, passando per una qualificazione storica

Prima del cambio di panchina, il Real se lo è ritrovato di fronte: tre volte in due settimane. “Abbiamo vinto la partita che ci ha qualificato, una qualificazione storica perché dopo quattro turni e zero punti mai una squadra era riuscita a passare”, ha ricordato l’allenatore portoghese. Il passaggio del turno è arrivato all’ultimo secondo dell’ottava gara, per di più con un gol del portiere.

In mezzo, il caso Vinicius–Prestianni, che ha condizionato pesantemente quelle settimane. “È stata molto dura, dura per tutti. Ora che sono stato di là e sono di qua, ho capito tante cose”, ha raccontato. Il tecnico si è trovato nella posizione più scomoda: un tema come il razzismo, un giocatore che nega di aver pronunciato certe frasi, nessuna prova, una squalifica arrivata ma non per razzismo. “Io sono stato ucciso dall’opinione pubblica, principalmente da tanti opportunisti per una situazione assolutamente incontrollabile”, ha spiegato, rivendicando di non aver potuto schierarsi da una parte sola. Quello che gli resta di positivo è umano: al Benfica un ragazzo fantastico, al Real uno d’oro.

I club che restano casa e quelli che non hanno lasciato il segno

Il portoghese ha poi messo in fila le sue piazze, dividendole senza giri di parole. Il Tottenham resta l’esperienza senza radici: periodo Covid, zero connessione umana, stadio quasi sempre vuoto, due o tre gare con il pubblico e poi più nulla. Il Fenerbahce una piazza speciale, con una cultura particolare, ma solo tredici o quattordici mesi di permanenza. Il resto è un’altra storia: “Con tutti gli altri, Inter, Roma, Chelsea, Manchester, Benfica, mi sono sempre sentito a casa, ogni esonero non è stato accompagnato da una mia parola negativa. Mai”.

Dentro quell’elenco la Roma occupa una casella a parte, e il confronto con l’ambiente giallorosso all’Olimpico resta il punto più delicato della vigilia. Alla domanda su cosa proverà, la risposta è stata una sola: “So io cosa proverò”.

Foto: Zafer / Wikimedia Commons (CC BY 4.0)