Foto: Wikipedia IT (Carlos Alcaraz)

Alcaraz, polso ancora fasciato: rientro da programmare verso lo US Open

Più di due mesi senza partite ufficiali e un polso destro ancora fasciato. Il rientro di Carlos Alcaraz resta una variabile aperta: lo spagnolo procede con cautela nella riabilitazione dopo l’infortunio che lo ha costretto a saltare il Roland Garros e l’intera stagione sull’erba. La rotta è tracciata sui campi in cemento d’oltreoceano, ma la priorità adesso è la gestione del recupero, non l’accelerazione verso una data di rientro.

Lavoro a Murcia, ma la racchetta resta in attesa

La riabilitazione del numero uno spagnolo prosegue nella sua Academy di Murcia, lontano dai grandi tornei e dai riflettori del circuito. Mancano bollettini medici ufficiali e gli unici segnali arrivano dai canali social dello stesso giocatore. Nei filmati pubblicati il polso destro appare ancora fasciato e Alcaraz non impugna la racchetta con la mano dominante: si limita a mimare i movimenti sul campo, senza colpire la palla.

Un dettaglio che dice molto: il lavoro tecnico vero e proprio, quello con il braccio destro sotto carico, non è ancora ripartito. La riabilitazione resta nella fase conservativa e il team del classe 2003 non sembra intenzionato a forzare i tempi.

Sensibilità con la sinistra e gestione del rischio

Per non perdere la sensibilità con la palla, lo spagnolo sta lavorando con la mano sinistra. Nei video diffusi si vedono esercizi di tocco e prove di colpi morbidi, palla corta inclusa, eseguiti con il braccio non dominante. È un modo per restare in campo, mantenere la coordinazione e accorciare la fase di riadattamento quando il polso destro tornerà disponibile.

Il quadro lascia intendere che la parte più acuta del problema sia alle spalle, ma il calendario del rientro resta da definire. La preoccupazione del team è duplice: evitare ricadute su un’articolazione delicata come il polso e ripresentarsi al circuito in condizioni competitive, non solo per rimettere piede in campo.

Obiettivo cemento americano, con un occhio già al 2027

Il vero bersaglio del recupero si chiama US Open, torneo che Alcaraz ha già vinto due volte in carriera e che resta lo Slam più affine alle sue caratteristiche dopo l’erba di Wimbledon. La trasferta sul cemento nordamericano è il primo orizzonte concreto, con la stagione estiva che diventa il banco di prova ideale per testare il polso senza arrivare scarichi a Flushing Meadows.

Lo sguardo, però, va oltre. Anche gli Australian Open d’inizio 2027 figurano tra gli obiettivi prioritari della pianificazione: tornare competitivo sul cemento, sia veloce che semiveloce, significa non perdere terreno nella corsa al numero uno e nella rincorsa al Grande Slam in carriera. Il calendario, per ora, lo detta il polso, e non ci sono segnali di accelerazione.