Due giorni di ritiro al JHotel: la Juve risponde a Marassi
La crisi della Juventus ha cambiato livello. Dopo il crollo con la Lazio, Luciano Spalletti si era chiuso nello spogliatoio per avviare colloqui individuali e collettivi con il gruppo. Stavolta è entrata in scena anche la dirigenza, di solito defilata alla Continassa: un passaggio che pesa, perché somiglia al tentativo estremo di scongiurare una nuova rivoluzione provocando una reazione immediata e concreta sotto forma di risultati.
L’amministratore delegato Giovanni Carnevali ha parlato alla squadra senza giri di parole. Ha ribadito fiducia nel gruppo di lavoro, proteggendo l’allenatore, ma ha chiesto ai calciatori un’assunzione di responsabilità: certe prestazioni non sono accettabili. Tutti richiamati e messi davanti alla delusione del popolo bianconero e della proprietà, che continua a investire e ha stanziato altri 250 milioni di aumento di capitale.
Si può perdere a Genova, soprattutto arrivandoci stanchi e spremuti da un ciclo di partite senza possibilità di turnover con otto indisponibili. Ma non in quel modo: senza lottare, perdendo ogni duello, non accettando il combattimento imposto da un campo come Marassi. La risposta va costruita nelle prossime tre partite, contro Napoli, AZ Alkmaar e Fiorentina, senza ribaltoni ma tirando fuori anima e coraggio.
Spalletti sceglie il ritiro e la società lo segue
“Devo fare qualcosa di differente” è stato il passaggio più pesante della conferenza stampa del tecnico, che a Marassi ha chiesto scusa e aveva già in testa la terapia d’urto. Il ritiro anticipato era l’idea, da condividere con la dirigenza: i bianconeri sono rientrati in tarda mattinata alla Continassa per l’allenamento e da stasera restano a dormire al JHotel. Due giorni per recuperare la fatica, confrontarsi e preparare la sfida al Napoli.
La linea dura è stata condivisa dalla società e dice una cosa sola: Spalletti, al momento, non è in discussione. Prima di cambiare, sarebbe il quinto tecnico in poco più di due anni, alla Continassa vogliono pensarci bene. È l’ultimo dei pensieri per Carnevali e Massara, arrivati alla Juve tra giugno e luglio e ancora all’inizio del percorso, con molto lavoro da portare avanti nel segno dell’economia, tra bilancio e paletti del settlement agreement con l’Uefa. Spalletti ha firmato un biennale il 10 aprile, scadenza 2028 e 6 milioni netti di ingaggio, con la benedizione di John Elkann e della proprietà, quando l’amministratore delegato era Comolli, silurato due mesi dopo.
Le alternative restano ipotesi tenute a distanza. Prendere Antonio Conte comporterebbe uno sforzo enorme, paragonabile all’acquisto di altri due giocatori di peso. Si è proposto Didier Deschamps, ex juventino, uscito da un ciclo lungo dodici anni da ct della Francia. La soluzione principale, nel caso in cui la crisi deflagrasse, porterebbe a Stefano Pioli, uno scudetto con il Milan di Maldini e Massara; altrimenti il portoghese Paulo Sousa. Spalletti è entrato alla Continassa esattamente un anno fa e dalla crisi non è ancora uscito: conosce le origini del problema ed è sostenuto dalla società. Il verdetto, però, arriva dal campo, a partire dal Napoli.
Foto: Matteo Aresca 05 / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)