Jean-Philippe Mateta, dal fango alla gloria: la rivincita di un attaccante della working class
Jean-Philippe Mateta, dal fango alla gloria: la rivincita di un attaccante della working class
La vita Jean-Philippe Mateta se l’è presa a morsi, senza scorciatoie e senza regali. La sua è la storia classica di chi arriva dal basso: origini congolesi, famiglia umile, un futuro immaginato lontano dal calcio, tra ingegneria e medicina. Ma quel ragazzo dal fisico potente aveva un solo amore: il pallone.
Senza la tecnica scintillante per entrare nei settori giovanili più prestigiosi di Francia, Mateta comincia dalla gavetta più dura. Prima il Drancy, poi il Châteauroux: tappe lontane dai riflettori del grande calcio, ma fondamentali per costruire carattere e ambizione. Perché chi parte dal basso, ogni traguardo lo sente doppio.
Il passaggio al Lione è solo una parentesi, prima della vera esplosione: a 20 anni trascina il Le Havre in Ligue 2, attirando l’attenzione degli addetti ai lavori. La sua carriera però resta fatta di valigie e sacrifici. Così arriva la Bundesliga, al Mainz, dove mette a segno 24 gol e conquista anche l’interesse della nazionale Under 21 francese.
A credere davvero in lui è il Crystal Palace. L’approdo in Premier League non è semplice: i primi due anni sono di adattamento, tra difficoltà e critiche. Ma Mateta ha le spalle larghe. Resiste, lavora, cresce. E il momento atteso da una vita arriva: decide contro le big, diventa protagonista assoluto, alza due trofei storici e si guadagna la chiamata della nazionale maggiore a 27 anni.
Ora l’ultimo sogno è lì, a portata di mano: indossare la maglia che fu di Ibrahimović, il suo idolo d’infanzia, e giocare la Champions League con un club che quella coppa l’ha alzata sette volte.
Perché il lavoro duro, alla fine, paga sempre. Chiedetelo a Jean-Philippe Mateta, uno degli ultimi eroi della working class del calcio moderno.